Freitag, 9. September 2011

Trieste in tazzina

The first coffee shops were opened in the second half of the eighteenth century, perhaps following the example of the same name by Goldoni praised local Venetians, but immediately taking an unmistakable Viennese furnishings and services offered. Managers of these facilities were generally in Switzerland (Grisons) and Greeks as Greeks, but also Germans, Jews and Levantine merchants who were in the first half of the eighteenth century were, first, the precious imported coffee beans.
Internal Gorica Coffee Tommaseo painted by Vittorio Cafeteria BolaffioLa first of which is known since 1768 was that of Benedict Capano, located in the district Bottari (later St. Nicholas) to the number table 775. Benedict A Capano, just in 1768, was delivered of a decree "CR Cleaning Commission (sic) and Public Security" where we read interesting provisions relating to local government.For example, it was granted, the coffee shop, the exclusive sale of "hot and cold water, tea, coffee, chocolate, soft drinks, sorbets and water sciropate" and the possibility of taking "money from billiards and cook Crackers". Noteworthy is also the recommendation made to the owner not to allow his club in his "scandals, suspicions and find games, and to contribute to peace and morigerateza". On the death of propritario, the first coffee shop was taken over by the young James Miniussi workshop that changed the sign in from Caponi.
Many were the restaurateurs, the nineteenth century, and several locals scattered throughout the city. The Coffee who worked more were undoubtedly those sites on the Piazza Grande. The oldest was the Carrara could keep open all night. If during the day and the coffee were rivendugliole capiscarichi who spent their time playing Pharaoh or Panfil, at night the place was frequented by companions who appeared at the nearby theater. Also in the Piazza Grande, in the century sip coffee under the Town Hall was the Litke, then City Hall, and Garibaldi, on the ground floor of the Palace, where Lloyd was the Coffee East found themselves retired, while building housed Stratti, then and now The Café of Mirrors reflecting the image of a cosmopolitan city.
Not far from the Piazza Grande, Café Thomas, now Tommaseo, then famous for its ice cream, coffee New site under the Customs and the North Star Coffee. At the cafe we ​​went to chat, relax and drink coffee by following a small ritual that consisted in accompanying the cup with a glass of water splash of anisette. In some places there was also the habit of sipping his "coffee to the bathroom", that is to drink it even when it was overflowed into the saucer.
From the late eighteenth century, the coffee was introduced also the possibility to read the newspapers. Trade was the first local people put at the disposal of polished, pay, sixteen newspapers Italian, German, French and English.
The clientele of coffee was, Pierantonio Quarantotti Gambini (see the Coffee with Quarantotti inEnrico Falqui Gambini, Literary Cafes, Rome, Canesi, 1962), strongly marked: there were the coffee distinctly political, as the officers and senior officials Austrians, those favored by middle-class professional, when meeting other senior business people or sports and c 'were even more numerous than the others, the Literary Cafes.
Tornado in the description of the premises, it must be said that alongside the more, there were plenty of small coffee characterized by the ubiquitous presence of the copper kettle boiling tirelessly on the stove. (Only the First World War left the kettle on to become a mocha espresso and go from idle to get in a hurry Coffee Bar) This seems to be the most picturesque Greek Cafe located in Piazza della Borsa with lots of tables outside where customers were smoking the hookah or Levantine they used a long cigarette holders and pipes of jasmine. You could not smoke instead of the Coffee Exchange, then Old Stock Exchange, where they found themselves Polish Jews who came to town to buy cedar rituals. There were coffee, so to speak, such as the infamous and maritime sites in the Minerva Way Crosada mentioned by any of Trieste for the story of Anthony Brake.
There are many names that might also be mentioned that they were of Coffee and Coffee are still the image of Trieste, a city that changes the face and habits through the winter season in the summer. Coffee also adapt to the seasons: in winter the rooms inside are crowded with their decor ottocenteco or liberty and the spirit is unmistakably Viennese summer favorites are the outdoor tables and coffee seem to be those of a seaside resort. Remember, to end the roundup, the Caffè San Marco, inaugurated in 1914, and surpassed vicissitudes auspicious and inauspicious, is still a witness of the spirit of central European cities.

Il caffè, a Trieste, dopo tanto intreccio con la città, ha generato una lingua propria e difficile: c’è il Nero, caffè espresso in tazzina; il Nero in B, caffè espresso identico all’altro ma servito in un bicchiere di vetro; il Capo, caffè espresso macchiato con latte servito in tazzina; il Capo in B, caffè espresso macchiato con latte ma deposto in un bicchiere; il Deca, caffè espresso decaffeinato in tazzina ed il Deca in B, omologo in bicchiere. Il Capo Deca indica l’espresso decaffeinato macchiato in tazzina ed il Capo Deca in B lo stesso ma in bicchiere di vetro. Il Gocia indica la variante di una goccia di schiuma di latte al centro del caffè e, intuitivamente, la si può applicare solo al Nero, al Nero in B ed ai due Deca. Il Capo in B tanta dovrebbe allora indicare tanta schiuma nel latte che macchia il caffè. Ma non ne sono più tanto sicuro. In più, ad aumentare i dubbi del viaggiatore davanti al barista, quello che i triestini chiamano Caffellatte nel resto d’Italia è un cappuccino. In molti anni di frequentazione di questa bella città non ho mai capito cosa diavolo si debba chiedere se una mattina si vuol bere quello che in Italia si chiama caffellatt.


Tipologie die caffè die Trieste
Coffee types of Triest / how to order coffee in Triest:




I Caffè / Trieste


Le prime Botteghe da caffè vennero aperte nella seconda metà del Settecento, forse seguendo l'esempio degli omonimi locali veneziani decantati dal Goldoni, ma assumendo immediatamente un'inconfondibile impronta viennese negli arredi e nei servizi offerti. I gestori di questi locali erano generalmente svizzeri (dei grigioni) e greci come greci, ma anche tedeschi, levantini ed ebrei erano i negozianti che, nella prima metà del XVIII secolo avevano, per primi, importato le preziose bacche di caffè.


Interno del Caffè Tommaseo dipinto dal goriziano Vittorio BolaffioLa prima Cafeteria di cui si hanno notizie fin dal 1768 era quella di Benedetto Capano, sita in contrada Bottari (poi S.Nicolò) al numero tavolare 775. A Benedetto Capano, proprio nel 1768, veniva recapitato un decreto della "C. R. Commissione di Pulizia (sic) e Sicurezza Pubblica" dove si leggono interessanti disposizioni relative ai locali pubblici.
Per esempio veniva concessa, alla Bottega da caffè, l'esclusiva della vendita di "Acque fredde e calde, Thè, Caffè, Cioccolata, limonate, sorbetti ed Acque sciropate" e la possibilità di tenere "Bigliardi da soldo e cuocere biscotterie". Degna di nota è pure la raccomandazione fatta al proprietario di non permettere nel suo nel suo locale "Scandali, ritrovi sospetti e Giochi, e di contribuire alle quiete e morigerateza". Alla morte del propritario, questa prima Bottega da caffè venne rilevata dal giovane di bottega Giacomo Miniussi che mutò l'insegna in Da Caponi.


Numerosi erano i caffettieri, nell'Ottocento, e svariati i locali sparsi per tutta la città. I Caffè che lavoravano di più erano indubbiamente quelli siti in Piazza Grande. Il più vecchio era il Carrara che poteva tener aperto tutta la notte. Se di giorno al Caffè si trovavano rivendugliole e capiscarichi che passavano il tempo giocando a faraone o panfil, di sera il locale era frequentato dalle compagni che si esibivano nel vicino teatro. Sempre in Piazza Grande, nel secolo sorso, sotto il Municipio c'era il Caffè Litke, poi Municipio, quindi Garibaldi, al pianterreno del Palazzo del Lloyd c'era il Caffè Orientale dove si ritrovavano pensionati, mentre palazzo Stratti ospitava, allora come oggi, il Caffè degli Specchi che riflette l'immagine di una città cosmopolita.


Poco distante dalla Piazza Grande, il Caffè Tomaso, oggi Tommaseo, allora rinomato per i suoi gelati, il Caffè Nuovo sito sotto la Dogana e il Caffè Stella Polare. Al caffè si andava per chiacchierare, riposarsi e bere il caffè seguendo un piccolo rito che consisteva nell'accompagnare la tazzina con un bicchier d'acqua spruzzata di mistrà. In alcuni locali c'era pure l'abitudine di sorbire il "caffè al bagno", cioè di berlo anche quando era traboccato nel piattino.


Dalla fine del Settecento, al Caffè, venne introdotta anche la possibilità di leggere i giornali. Fu il Commercio il primo locale che mise a disposizione di gente polita, a pagamento, sedici gazzette italiane, tedesche, francesi ed inglesi.


La clientela dei Caffè era, secondo Pierantonio Quarantotti Gambini (cfr. Al Caffè con Quarantotti Gambini inEnrico Falqui, Caffè letterari, Roma, Canesi, 1962), fortemente caratterizzata: c'erano i Caffè spiccatamente politici, quelli riservati agli ufficiali e agli alti funzionari austriaci, quelli prediletti dalla borghesia professionista, altri sede di incontro di anziani uomini d'affari o di sportivi e c 'erano, ancor più numerosi degli altri, i Caffè letterari.


Tornado alla descrizione dei locali, va detto che, accanto ai maggiori, c'erano moltissimi piccoli Caffè caratterizzati per l'immancabile presenza della cuccuma di rame che bolliva instancabile, sul fornello. (Soltanto con il primo dopoguerra il moka abbandonò la cuccuma per diventare espresso e uscire dagli oziosi Caffè per entrare nei frettolosi bar) Il più pittoresco pare fosse il Caffè Greco sito in Piazza della Borsa con tanti tavoli esterni dove i clienti levantini fumavano il narghilé o adoperavano lunghi bocchini e pipe di gelsomino. Non si poteva fumare invece al Caffè della Borsa, poi Borsa Vecchia, dove si ritrovavano gli ebrei polacchi che venivano in città per acquistare cedri rituali. C'erano Caffè, per così dire, malfamati quali Alla Minerva e Marittimo siti in quella Via Crosada, ricordata da ogni triestino per la vicenda di Antonio Freno.


Moltissimi sono i nomi che si potrebbero menzionare di Caffè che furono e di Caffè che sono ancora l'immagine di Trieste, di una città che muta volto e abitudini passando dalla stagione invernale a quella estiva. Anche i Caffè si adeguano alle stagioni: d'inverno sono affollatissime le sale interne con il loro arredo ottocenteco o liberty e lo spirito inconfondibilmente viennese; d'estate vengono preferiti i tavolini all'aperto e i Caffè sembrano quelli di una località balneare. Ricordiamo, per concludere la carrellata, il Caffè San Marco che, inaugurato nel 1914, e superate alterne vicende fauste e infauste, è ancor oggi testimone dello spirito mitteleuropeo della città.


Source:
http://xn--caff-8oa.triest.tel/

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